RIFLESSIONI SU RELATIVISMO CULTURALE

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ROM

In questo mio blog voglio dare la mia piu’ totale solidarieta’al segretario cittadino di Forza Nuova di Montesilvano, Marco Forconi sulle minacce di morte ricevute.

Il fatto e’ che odio porta odio e sono sicuro che il mio ex-compagno di Liceo a Montesilvano aveva messo questo in conto.

Voglio cogliere l’occasione per cercare di proporre un discorso politico piu’ ampio che puo’ essere o meno condiviso.

In Europa, si e’ andata rafforzando un politica molto trendy dell’esclusione che ci ha catapultato da un razzismo scientifico ad un razzismo culturale. Cio’ ha permesso alla destra iper-conservatrice e xenofoba che ha visto prendere consensi molto alti in Olanda ed in Finlandia durante le scorse elezioni europee di avere una voce importante nelle istituzioni.

Questo tipo di politica oltre a battaglie di legalita’ che possono essere piu’ o meno condivise e’ portata avanti in Italia da Forza Nuova che sta cercando di ricostruirsi una nuova immagine politica.

Non si attacca piu’ il codice genetico dell’individuo ma la sua cultura in modo da farla diventare piu’ reale e tangibile.

Quando facevo le scuole medie, l’insegnante di italiano ci faceva fare i temi sul razzismo e noi studenti partivamo dalla distinzione errata tra razze superiori ed inferiori, qui la destra xenofoba italiana ha puntato al relativismo culturale innalzando i muri, insomma un “relativismo a distanza” come lo definisce Marco Aime.

Nell’affermare che una politica che mira all’esclusione e’ lontana da me anni luce, lascio queste  riflessioni sull’unica vera nazione libera e senza confini culturali o fisici: LA RETE.

AD USO E CONSUMO DELLA POLITICA

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Simboli relgiosi

Parole come cultura, identita’, etnia, razzismo compaiono con sempre maggiore frequenza nei discorsi dei politici come le parole che il collega consiglier Vittorio Catone ha lasciato sul giornale di questa mattina. Talvolta vengono utilizzate in modo scorretto o peggio strumentalizzate a fini politici, e spesso se ne abusa. L’enfasi sempre maggiore posta sulle culture e sulle loro presunte radici conduce ad una crescente attenzione verso il locale e I localismi. Accade poi che alcuni localismi, impugnati da elite dotate di sufficiente potere, vengono gonfiati di aspirazioni globali, come in questo caso sul  tema del crocifisso negli spazi pubblici.

Putroppo la molteplicita’ culturale in questo momento storico in Italia non viene vissuta come una ricchezza, anzi c’e’ chi tale tema lo osteggia. L’accento che viene posto e’ sempre posto sulla diversita’ e quasi mai sugli elementi comuni, che invece sono dati per scontati, taciuti, non considerate o ignorati. Citando  il Professor Aime dell’universita’ di Genova :”la diversita’ fa eccezione , quindi fa notizia”.

Sempre rifancendomi al Professor Marco Aime dell’Universita’ di Genova: le dichiarazioni del consiglier Vittorio Catone , persona di cui le idee rispetto,  e che sono state supportate da tutto il consiglio comunale di Montesilvano e intravedo essere approvate in Consiglio Provinciale esprimono la volonta’ di appropriarsi in modo strumentale di un simbolo religioso, piegandone il significato ad uso politico. Il consiglier Catone sostiene con questa proposta che la croce sia una sorta di simbolo dell’identita’ nazionale, ma questa “affermazione  e’ assolutamente contraria al significato universale, e quindi implicitamente transnazionale, espresso dal messaggio cristiano. Proprio per il suo universalismo, la religione Cristiana e’ imcompatibile con un progetto nazionale.Poi e’ da sottolineare come affermare che il crocifisso esprima la radice Cristiana dell’Italia e dell’Europa rappresenti un’altra forzatura: non tutti gli europei, cosi’ come non tutti gli italiani, professano tale religione”.  Qui gli esperti di teologia potranno convenire che la raffigurazione della morte di Cristo non sia condivisa dai protestanti , i quail seppur cristiani, non ne contemplano l’esposizione”.

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