LINEE GUIDA PER UN CONTRIBUTO AL CONGRESSO IDV: TRA NATHAN e PANNELLA

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Nathan

Salve iscritti all’Italia dei Valori. Il punto 1.6 comma 1 del Regolamento del Congresso Nazionale favorisce la discussione politico/programmatica e da l’opportunita’ di apportare un contributo al progetto politico IDV dal basso. Durante le assemblee provinciali ed in occasione delle assemblee regionali di sabato 23 Gennaio 2010, si dibattera’ sul programma in dieci punti al quale si possono apportare eventuali contributi e/o mozioni da dibattere durante i lavori congressuali del 5-6-7 febbraio 2010. E’ ammessa la presentazione di altri contributi congressuali/mozioni a condizione che siano sottoscritti da un minimo di 50 (cinquanta delegati al Congresso).

Tali contributi congressuali/mozioni devono essere sottoposti all’Ufficio di Presidenza (per esso all’ufficio UNO) entro le  ore 24 del 4 Febbraio.

Scrivo questo post per raggiungere il numero minimo dei 50 delegati attraverso la rete. Se raggiunto questo numero, da regolamento  il nostro coordinatore regionale  della Regione Abruzzo,  Senator Mascitelli, girera’ tale contributo/mozione all’ufficio di Presidenza nel quale l’on. Carlo Costantini fa parte.

Mi piace ricordare una frase del grande Marco Pannella:” Nella storia incontri tutti, mentre nel presente incontri solo chi ti pare e se sei al potere solo chi ti fa comodo”.

Condivido questa frase e proprio guardando nella storia che voglio farmi promotore di alcuni contributi ispirati al grande sindaco di Roma che opero’ tra il 1907 ed il 1913, Enresto Nathan e Marco Pannella stesso.

Ma questi contributi sono anche ispirati dall’ultimo cavaliere del liberalismo Ludwing Von Mises, da Ronald Reagan e Margaret Thatcher.

Ci sono dei beni inalienabili che devono rimanere pubblici come l’acqua e come la rete. Allo stesso tempo pero’ bisogna avere piu’ rispetto per il creditore in una societa’ economico- globale come la nostra. Mentre il debitore vuole che il creditore se la passi male per non dovergli piu’ nulla, il creditore ha tutto l’interesse che il debitore sia in salute per ri-ottenere il capitale prestato. E’ proprio qui la sintesi liberale che dovrebbe guidare la politica economica e sociale dell’Italia dei Valori.

In politica estera l’Italia dei Valori deve essere, senza se e senza ma, dalla parte dell’occidente, delle democrazie, della Nato. Qualsiasi sentimento antiamericano e antioccidentale non dovrebbe trovare spazio nel partito italiano più rappresentativo dell’ ELDR (European Liberal Democrats) ovvero dei liberali democratici europei. E questa felice collocazione europea deve essere la nostra stella polare di riferimento, la cartina di tornasole per capire entro quali limiti ideologici si possa muovere il nostro partito e chi ad esso fa riferimento.

E anche per quanto riguarda il conflitto medio orientale non possiamo non essere dalla parte della giustizia e della democrazia, non possiamo non essere vicini ad Israele (l’unica, e per questo perennemente minacciata, democrazia di tutto il medio oriente) nei suoi sforzi di arrivare a una pace giusta e duratura con i palestinesi. C’è una saggia idea che dovremmo fare nostra: l’ingresso di Israele nell’Unione Europea, come sblocco all’attuale crisi, per proteggere Israele e contemporaneamente spingerlo a nuovi trattati di pace in cui l’Unione Europea diventerebbe non uno spettatore, ma il diretto interessato.

Il nostro è un partito giovane e nel quale convivono ancora troppe posizioni e troppo lontane tra di loro. C’è n’è una che non dobbiamo avere paura di emarginare e allontanare: qualsiasi posizione anche solo di contiguità con l’antisemitismo con noi non deve avere nulla a che fare!

C’è un altro aspetto, scelto tra i tanti che vorrei affrontare, ma che mi sembra altrettanto cruciale in un momento in cui il nostro partito va a rafforzarsi e a darsi un’identità più compiuta: la difesa e l’adesione ai principi del libero mercato. Il liberalismo dopo una fase in cui sembrava essere così di moda, tanto che tutti, a destra come a sinistra, si dicevano liberali, è ora minacciato da un ritorno a un pericoloso desiderio di regolare troppo e senza troppo capirli i processi di trasformazione economica. La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica e questo non dobbiamo mai scordarlo.

Come dicevo tanti altri sono i contenuti su cui a partire da questi giorni dovremo iniziare a discutere, senza paura di una dialettica anche franca e aspra, ma questi due, la politica estera e una chiara visione del ruolo del mercato, sono cruciali e decisivi per capire chi vogliamo essere e in che tipo di partito vogliamo vivere la nostra passione politica.

C’è poi un aspetto di metodo che mi preme sottolineare e che sarà decisivo per il nostro futuro. Abbiamo davanti una grande sfida nei confronti non solo di una parte politica, ma di un intero sistema, di un “regime” partitocratrico ed oligarchico in cui la sola idea (così naturale in altri paesi) di lasciare il potere ai giovani diventa un’utopia quasi impossibile da realizzare.

Una grande sfida, certo, ma anche una grave responsabilità sulle spalle. Perché davvero se dovessimo fallire anche noi, se anche noi scegliessimo la via delle clientele a quella del ricambio, se non riuscissimo ad essere noi il grimaldello per scardinare tutto il sistema alterosclerotico della politica italiana, se anche noi diventeremo come tutti gli altri partiti italiani, ebbene con noi morirebbe ogni speranza e il nostro fallimento sarebbe il fallimento di un intero paese.

Nella speranza di poter ottenere questi 50 consensi da delegati per portare questo contributo all’assemblea nazionale vi lascio con il motto ufficiale del Ludwing Von Mises Institute, tratto dall’Eneide di Virgilio, ovvero “Tu ne cede malis sed contra audentor ito”(Non lasciarti opprimere dalle calamita’, ma va loro incontro coraggiosamente).

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