La vittoria di Niki Vendola alle primarie in Puglia è stata travolgente; soprattutto per il PD che non è stato capace di capire i suoi stessi elettori e intercettare le loro aspettative. Si è commesso l’errore di credere che aggiungere pezzi a casaccio, uno dopo l’altro, in un freddo Risiko delle alleanze, creando strani compagni di letto, da D’Alema a Casini, passando dalla Poli Bortone senza escludere lo stesso Vendola, fosse il modo più semplice e rapido di vincere e chiudere in fretta la partita. Pazienza, poi, se questi pezzi fanno fatica a incastrarsi tra di loro e condividere lo stesso progetto politico. L’errore è stato quello di partire dalla coalizione e non dal candidato. Quando si tratta di elezioni monocratiche e dirette come quelle del sindaco, del presidente di provincia o di regione, il candidato è il punto di partenza e non quello di arrivo. È intorno a un candidato che si deve costruire l’alleanza di governo che si deve basare su ideali condivisi e precisi obbiettivi da realizzare. La prima esigenza non deve essere la creazione di una coalizione il più possibile vasta, a prescindere da chi potrebbe guidarla e verso dove. Il candidato non è un elemento intercambiabile o secondario. È un vecchio vizio storico della sinistra, dalla “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, passando per la “Grande Alleanza Democratica” di Romano Prodi, che vede schierati insieme elementi non amalgamabili solo in virtù di elezioni da vincere e nemici da sconfiggere, ma che non riesce a governare in maniera efficace e stabile.
Spero che gli amici del PD sappiano riflettere e lo facciano anche per questioni più vicine a noi. A Montesilvano, per esempio, si voterà tra due anni (ma, chi può dirlo?, forse anche prima) e la scelta deve partire da una candidatura seria e credibile, che sappia essere sintesi politica della voglia di cambiamento e della capacità di amministrare. Non di una “politica algebrica” in cui i conti spesso non tornano. Non bisogna dare per scontato che il cittadino voti il proprio partito a prescindere dal candidato. È un vecchio modo di fare e vedere la politica che il voto in Puglia potrebbe aver mandato per sempre in pensione.

Intervista ad Attilio Di Mattia su Radio News 24
Sta sera 12 Gennaio 2009 alle ore 20.15 su frequenza 107.80 per Pescara

L’anno nuovo si è aperto con una polemica che mi riguarda che, al di là di tutto, reputo molto positiva. Il tema dei tagli agli sprechi degli enti pubblici, ai costi della politica, alla riduzione dei benefit per i politici sono nel DNA stesso del mio partito, L’Italia dei Valori, e’ alla base del mio impegno politico personale.
Proprio per questo avevo segnalato all’opinione pubblica il caso, scandaloso, dei 6.547 euro spesi dall’amministrazione per i regali di Natale ad assessori, sindaci e consiglieri. Soldi che continuo a credere potevano essere spesi per problemi molto più vicini alle esigenze dei cittadini. Mi si è risposto non entrando nel merito della questione, ma con un attacco personale che ha del ridicolo e del paradossale.
Come ogni eletto al consiglio provinciale ho diritto a un rimborso delle spese per seguire i consigli comunali. Questa legislazione mi è stata rivelata proprio dalla Dirigenza a margine del mio primo consiglio. Io, come sanno perfettamente i miei elettori che credo mi abbiano premiato anche per i successi della mia carriera, attualmente risiedo e lavoro a Vienna come Analista finanziario per il governo austriaco.
Ho scritto una lettera regolarmente protocollata nella quale rimettevo completamente all’ente la decisione sul mio rimborso, sollecitando e sperando che la scelta fosse la meno onerosa possibile per la provincia stessa.
La scelta di rimborsarmi i voli aerei è stata del Dirigente Berardini e del Presidente De Luca che dopo sei mesi hanno partorito la decisione e mi hanno pagato un conguaglio che mediamente fino ad ora è costato alla provincia 250 euro al mese.
Ma quanto spende la Provincia per gli altri consiglieri, quelli che abitano magari a 20 km di distanza?
La spesa, nonostante io sia l’unico così lontano, non è di poco conto: ogni anno vengono sborsati 50mila euro per i consiglieri e 80mila per gli assessori.
Una cifra troppo alta e di cui i miei rimborsi sono una parte assolutamente minima, nell’ordine dell’1% più o meno.
Di fronte a questo tema ho due proposte precise: aboliamo il rimborso per tutti i consiglieri e rendiamo possibile la partecipazione al consiglio via streming con web cam e accesso via rete, come già accade in altre realtà istituzionali italiane e in tanti consigli di amministrazione privati.
Questa mia proposta non è di oggi che se ne parla sui giornali; ma già l’avevo manifestata a inizio legislatura.
Se la maggioranza non è solo alla ricerca di pretesti per insabbiare scandali io sono pronto a votare sia l’abolizione dei rimborsi che l’introduzione di tecnologie di video conferenza. Ma non si illuda di intimorirmi: l’opinione pubblica sa certamente distinguere tra i vizi della “casta”, che per Natale con soldi pubblici si regala gioielli, e i costi della democrazia, che rimborsa un giovane animato da passione politica che pur lavorando all’estero ha lasciato il suo cuore in Abruzzo.
Supporta la MOZIONE BORGHESI SUL CAPITALISMO DEMOCRATICO COME MODELLO IDV:
Tratto dal blog dell’on. Antonio Borghesi
Di fronte al fallimento, in alcun modo superabile, dei modelli di socialismo reale ed all’insufficienza del modello liberista (crisi del ’29, risposta del modello keynesiano del “deficit spending”, ecc.) sia i propugnatori dell’uno come dell’altro hanno cercato di percorrere strade nuove, generalmente note sotto il nome di “terza via”.
“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, ed in particolare Presidente, Ufficio di Presidenza ed Esecutivo Nazionale, nell’ambito delle loro funzioni, esercitino il loro mandato per perseguire un modello di società definito come “capitalismo democratico”, nel quale si realizzi la sintesi delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista), coniugando la liberaldemocrazia in campo economico con una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Un “capitalismo democratico”, con elevato grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni, anche a livello aziendale e dove la ricchezza sia distribuita in larga maggioranza verso la “classe media”, attraverso la formazione di ”veri e propri ascensori sociali”, che renderebbero compiuta la realizzazione dei principi di meritocrazia e pari opportunità.”





Tratto dal Blog dell’on. Antonio Borghesi
Quando, nel 2000, entrai in Italia dei Valori i temi della moralità nella vita pubblica e del cambiamento della classe politica stavano al primo posto di qualunque altra considerazione e venivano continuamente declinati negli slogan della nostra campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001.
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