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Attilio Di Mattia was quoted on Bloomberg News on Llyods Banking Group Plc

Lloyds Pays Less_270110

SE DUE + DUE NON FA QUATTRO

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VENDOLA_MONTESILVANO
La vittoria di Niki Vendola alle primarie in Puglia è stata travolgente; soprattutto per il PD che non è stato capace di capire i suoi stessi elettori e intercettare le loro aspettative. Si è commesso l’errore di credere che aggiungere pezzi a casaccio, uno dopo l’altro, in un freddo Risiko delle alleanze, creando strani compagni di letto, da D’Alema a Casini, passando dalla Poli Bortone senza escludere lo stesso Vendola, fosse il modo più semplice e rapido di vincere e chiudere in fretta la partita. Pazienza, poi, se questi pezzi fanno fatica a incastrarsi tra di loro e condividere lo stesso progetto politico. L’errore è stato quello di partire dalla coalizione e non dal candidato. Quando si tratta di elezioni monocratiche e dirette come quelle del sindaco, del presidente di provincia o di regione, il candidato è il punto di partenza e non quello di arrivo. È intorno a un candidato che si deve costruire l’alleanza di governo che si deve basare su ideali condivisi e precisi obbiettivi da realizzare. La prima esigenza non deve essere la creazione di una coalizione il più possibile vasta, a prescindere da chi potrebbe guidarla e verso dove. Il candidato non è un elemento intercambiabile o secondario. È un vecchio vizio storico della sinistra, dalla “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, passando per la “Grande Alleanza Democratica” di Romano Prodi, che vede schierati insieme elementi non amalgamabili solo in virtù di elezioni da vincere e nemici da sconfiggere, ma che non riesce a governare in maniera efficace e stabile.
Spero che gli amici del PD sappiano riflettere e lo facciano anche per questioni più vicine a noi. A Montesilvano, per esempio, si voterà tra due anni (ma, chi può dirlo?, forse anche prima) e la scelta deve partire da una candidatura seria e credibile, che sappia essere sintesi politica della voglia di cambiamento e della capacità di amministrare. Non di una “politica algebrica” in cui i conti spesso non tornano. Non bisogna dare per scontato che il cittadino voti il proprio partito a prescindere dal candidato. È un vecchio modo di fare e vedere la politica che il voto in Puglia potrebbe aver mandato per sempre in pensione.

INTERVISTA SU RADIO NEWS 24-IL SOLE- LA ZANZARA

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SOLE 24

Intervista ad Attilio Di Mattia su Radio News 24

Sta sera 12 Gennaio 2009 alle ore 20.15 su frequenza 107.80 per Pescara

COSTI DELLA CASTA E COSTI DELLA DEMOCRAZIA

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MONETE

L’anno nuovo si è aperto con una polemica che mi riguarda che, al di là di tutto, reputo molto positiva. Il tema dei tagli agli sprechi degli enti pubblici, ai costi della politica, alla riduzione dei benefit per i politici sono nel DNA stesso del mio partito, L’Italia dei Valori, e’ alla base del mio impegno politico personale.
Proprio per questo avevo segnalato all’opinione pubblica il caso, scandaloso, dei 6.547 euro spesi dall’amministrazione per i regali di Natale ad assessori, sindaci e consiglieri. Soldi che continuo a credere potevano essere spesi per problemi molto più vicini alle esigenze dei cittadini. Mi si è risposto non entrando nel merito della questione, ma con un attacco personale che ha del ridicolo e del paradossale.
Come ogni eletto al consiglio provinciale ho diritto a un rimborso delle spese per seguire i consigli comunali. Questa legislazione mi è stata rivelata proprio dalla Dirigenza a margine del mio primo consiglio. Io, come sanno perfettamente i miei elettori che credo mi abbiano premiato anche per i successi della mia carriera, attualmente risiedo e lavoro a Vienna come Analista finanziario per il governo austriaco.
Ho scritto una lettera regolarmente protocollata nella quale rimettevo completamente all’ente la decisione sul mio rimborso, sollecitando e sperando che la scelta fosse la meno onerosa possibile per la provincia stessa.
La scelta di rimborsarmi i voli aerei è stata del Dirigente Berardini e del Presidente De Luca che dopo sei mesi hanno partorito la decisione e mi hanno pagato un conguaglio che mediamente fino ad ora è costato alla provincia 250 euro al mese.
Ma quanto spende la Provincia per gli altri consiglieri, quelli che abitano magari a 20 km di distanza?
La spesa, nonostante io sia l’unico così lontano, non è di poco conto: ogni anno vengono sborsati 50mila euro per i consiglieri e 80mila per gli assessori.
Una cifra troppo alta e di cui i miei rimborsi sono una parte assolutamente minima, nell’ordine dell’1% più o meno.
Di fronte a questo tema ho due proposte precise: aboliamo il rimborso per tutti i consiglieri e rendiamo possibile la partecipazione al consiglio via streming con web cam e accesso via rete, come già accade in altre realtà istituzionali italiane e in tanti consigli di amministrazione privati.
Questa mia proposta non è di oggi che se ne parla sui giornali; ma già l’avevo manifestata a inizio legislatura.
Se la maggioranza non è solo alla ricerca di pretesti per insabbiare scandali io sono pronto a votare sia l’abolizione dei rimborsi che l’introduzione di tecnologie di video conferenza. Ma non si illuda di intimorirmi: l’opinione pubblica sa certamente distinguere tra i vizi della “casta”, che per Natale con soldi pubblici si regala gioielli, e i costi della democrazia, che rimborsa un giovane animato da passione politica che pur lavorando all’estero ha lasciato il suo cuore in Abruzzo.

CAPITALISMO DEMOCRATICO COME MODELLO IDV

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PRASSI IDV

Supporta la MOZIONE BORGHESI SUL CAPITALISMO DEMOCRATICO COME MODELLO IDV:

Tratto dal blog dell’on. Antonio Borghesi

Di fronte al fallimento, in alcun modo superabile, dei modelli di socialismo reale ed all’insufficienza del modello liberista (crisi del ’29, risposta del modello keynesiano del “deficit spending”, ecc.) sia i propugnatori dell’uno come dell’altro hanno cercato di percorrere strade nuove, generalmente note sotto il nome di “terza via”.

Ciò ha determinato il convergere verso il medesimo obiettivo da una lato dell’esperienza della socialdemocrazia che cercava di rifondarsi. D’altro lato nel modello di società che così andava formandosi (variamente definita come “società post-industriale e della conoscenza”, “società post-moderna”, “società del rischio” o “società della modernità riflessiva” ) le istanza di autorealizzazione dei singoli e quindi il valore dell’individuo prevalgono sulle istanze collettive. In tale quadro si capisce perché anche nella cultura socialista si innesta il concetto di “responsabilità individuale”, fissando nel dovere e nel comportamento morale del singolo l’antidoto ai comportamenti devianti. In ciò si delinea la convergenza con la liberaldemocrazia che si fonda sull’idea che i comportamenti collettivi abbiano la loro radice in quelli singoli. In altri termini un sistema socio-politico ben funzionante non può che basarsi su una diffusa moralità che conformi l’aspetto legalitario e quello partecipativo dello stare insieme. “Nessuna delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista) ha vinto, essendosi imposta una formazione sociale, la liberaldemocrazia, su cui si innesta il socialismo, inteso come una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Il socialismo spinge la liberaldemocrazia ad affrontare la questione sociale, per incrementare le opportunità accessibili agli individui. Mentre il socialismo trae alimento dalle lotte sociali specifiche, la liberaldemocrazia effettua l’universalizzazione giuridico-politica dei contenuti espressi da quelle lotte. Molti partiti politici italiani fondano la ragione della loro presenza sulla sintesi tra le grandi correnti di pensiero del Novecento e dunque non può essere questa la base per l’identità, l’identificabilità e la differenziazione di Italia dei Valori rispetto ad essi. Ancorché anche Italia dei Valori si proponga di raggiungere quell’obiettivo tale identità, identificabilità e differenziazione si dovrà ricercare nelle “parole d’ordine” che Italia dei Valori sente di poter collocare alla base della propria azione. Tali parole d’ordine non possono, a loro volta, che trarre origine dalla storia del movimento, poi diventato partito, e che non potrà prescindere dal suo fondatore, Antonio Di Pietro, né da ciò che egli rappresenta ed ha rappresentato per il nostro Paese. Per questo suggerisco che queste “parole d’ordine”, che devono essere chiare, forti e comprensibili da chiunque, siano: 1. Moralizzazione della vita pubblica, 2. Non candidabilità dei condannati, 3. Rispetto delle regole: no a condoni amnistie indulti, 4. No al conflitto d’interesse ad ogni livello, 5. Riduzione dei costi della politica, 6. Lotta alla corruzione, 7. Si ai principi di meritocrazia, 8. Pari opportunità, 9. Lotta agli sprechi, 10. Sussidiarietà e federalismo, 11. Immigrazione programmata, 12. Certezza delle pene, 13. Lotta all’evasione fiscale, 14. Tutela dei consumatori e dei risparmiatori, 15. Marchio etico e statuto dell’infanzia e dell’adolescenza, 16. Flessibilità, ma non precarietà, del lavoro, 17. No al finanziamento della politica, 18. Codice etico dei partiti. Nella generale crisi che ha investito il mondo globalizzato il modello di capitalismo realizzato nei Paesi scandinavi, in Danimarca ed in Finlandia, sembra quello che, meglio degli altri, ha avuto capacità di assorbimento degli effetti negativi che si sono prodotti. Qualcuno parla di “capitalismo democratico”, con ciò intendendo un alto grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni aziendali. Una delle cause è il profondo senso di egualitarismo , in particolare nel sistema formativo. Uno dei fattori di ciò è l’assenza di classi sociali. “Chiunque può ricevere una buona formazione indipendentemente dalla sua origine”.“Nella maggior parte dei Paesi nordici ci sono piccole differenze salariali. La gente va alle stesse scuole. Non ci sono reali distinzioni di classe.” I manager svedesi – quelli meglio pagati – guadagnano appena un terzo di ciò che percepiscono i loro colleghi tedeschi. La mancanza di gerarchia nelle imprese vale anche verso l’alto. La partecipazione dei lavoratori alle strategie aziendali è un fattore importante. I dipendenti siedono in molti consigli di amministrazione delle società “nordiche”. Management e lavoratori risolvono insieme i problemi! Il modello Nordico non appare facile da emulare e non è facilmente esportabile. Stiamo parlando di Paesi piccoli, egualitari e con buoni sistemi educativi. Così il modello può essere ammirato ma replicarlo appare davvero complesso. “Complesso” non significa tuttavia “impossibile”.
Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione
MOZIONE
LIBERALI DEMOCRATICI RIFORMATORI: IL CONGRESSO OPTI PER IL MODELLO DEL CAPITALISMO DEMOCRATICO

“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, ed in particolare Presidente, Ufficio di Presidenza ed Esecutivo Nazionale, nell’ambito delle loro funzioni, esercitino il loro mandato per perseguire un modello di società definito come “capitalismo democratico”, nel quale si realizzi la sintesi delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista), coniugando la liberaldemocrazia in campo economico con una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Un “capitalismo democratico”, con elevato grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni, anche a livello aziendale e dove la ricchezza sia distribuita in larga maggioranza verso la “classe media”, attraverso la formazione di ”veri e propri ascensori sociali”, che renderebbero compiuta la realizzazione dei principi di meritocrazia e pari opportunità.”

SUPPORTA LA MOZIONE BORGHESI AL CONGRESSO NAZIONALE

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PRASSI IDV

Tratto dal Blog dell’on. Antonio Borghesi

Quando, nel 2000, entrai in Italia dei Valori i temi della moralità nella vita pubblica e del cambiamento della classe politica stavano al primo posto di qualunque altra considerazione e venivano continuamente declinati negli slogan della nostra campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001.

Subito dopo quelle elezioni, quando assunsi l’incarico di “Coordinatore Nazionale dei Dipartimenti Tematici”, che furono allora da me costituiti insieme a Giorgio Calò, ci demmo, come primo compito, quello della stesura di un “Programma politico generale” di Italia dei Valori. Il lavoro impegnò per alcuni mesi, non senza discussioni anche aspre, un centinaio di persone, con svariate competenze di elevata qualità. Al termine dei lavori fu lincenziato un testo, che passò agli organi politici del partito, venne posto integralmente sul sito internet e rimase invariato fino alle elezioni politiche del 2008, con una revisione svolta nel 2006/2007. Riporto ciò era scritto nella premessa di quel programma:
“L’Italia dei Valori ritiene indispensabili alcune semplici regole che valgono sia all’interno del partito che al suo esterno, nel quadro generale della vita pubblica italiana.
Per eletti, nominati o designati negli enti e classe dirigente vogliamo
· incompatibilità tra le cariche di ministro e di parlamentare; di parlamentare europeo e parlamentare nazionale; di ministro e di professionista; di parlamentare, consigliere regionale e sindaco nei casi in cui si possa determinare conflitto di interesse
· in tutte le assemblee elettive, massimo di due legislature
· controllo delle spese elettorali anche in caso di elezioni europee, a cura dei revisori dei conti dei bilanci e dei revisori dei conti dei bilanci dei partiti per i parlamentari
· riduzione dei costi della politica e conseguente diminuzione del numero degli eletti e degli assessori; limitazione della possibilità di partecipare a più commissioni in cui sia previsto un gettone di presenza
· trasparenza delle nomine negli Enti, nelle Società a capitale pubblico, nelle Società a capitale misto; auditing pubblici di commissioni parlamentari e consiliari, integrate da tecnici, esamineranno i curricula dei candidati e proporranno una rosa di nomi nell’ambito dei quali gli organi esecutivi degli enti opereranno le scelte
· tetto massimo per stipendi e indennità dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione che non potranno superare quelli dei parlamentari
· ridefinizione del ruolo e del funzionamento delle Autorità e del rapporto con enti e società sottoposti al loro controllo
· vigilanza del Senato, in quanto Camera federale, sulle Autorità;
· revisione dei criteri di nomina e delega al Presidente della Repubblica;
· revisione degli stipendi dei Presidenti e dei componenti le Autorità che non potranno superare l’indennità dei Parlamentari;
· divieto di assunzione di parenti entro il terzo grado di parentela nelle Autorità e negli Enti e Società sottoposte al loro controllo nonché nelle Istituzioni e nelle Società private che hanno rapporti con le Autorità e viceversa.”
Il “NO” alla “politica come professione”, come ben ci si può immaginare, è di quelli particolarmente cruciali ed è tra quelli che, a mio giudizio, sono alla base di tanti consociativismi presenti nella poltica italiana. E’ così che si è in realtà formata quella che da tutti viene definita “la casta”. I privilegi della casta nascono proprio dalla trasformazione della “politica come servizio” in “politica come mestiere”. Per questo, noi di Italia dei Valori, crediamo che il cambiamento delle solite vecchie facce della politica passi attraverso una limitazione dei mandati parlamentari. Solo così si possono garantire i principi di meritocrazia e di cambiamento e fare si che colui che ricopre cariche politiche abbia prima dimostrato le sue capacità nella società civile, alla quale deve tornare dopo aver esercitato il mandato elettorale. Non deve esistere un principio che “la politica è professionalità”, poiché dopo sei mesi tutti possono apprendere i “meccanismi” di funzionamento del Parlamento e, in ogni caso, il vantaggio della nuova linfa è sempre preferibile a quello di una professionalità usurata.
Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione
“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, devono dare attuazione al principio della “politica come servizio” e per tale ragione “nessuno, ad eccezione del Presidente del partito, che abbia già svolto il mandato parlamentare per più di due legislature, potrà essere candidato ad un terzo mandato. Il principio potrà non essere applicato nel caso in cui una legislatura si interrompa prima che sia trascorsa la metà della sua durata naturale. E’ indifferente il fatto che il mandato parlamentare sia stato svolto alla Camera o al Senato.  La regola vale anche per il mandato di consigliere regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano.”
Chiunque voglia sottoscrivere la mozione potrà farlo inviando un messaggio in posta elettronica al seguente indirizzo, dichiarando altresì se è delegato al congresso:
opinioni@antonioborghesi.it


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